– mac(eri)e

Ci provo a portarti in me,
nel mio pericolo,
nella mia impresa di insensata emergenza.
Vedi, tutto può crollare,
qui. Le facce come le case,
sono cinema, sono cenere.
Ma ti tengo stretta come polvere con cielo,
consegno le nostre due
trasparenze all’aria calda
del dopo terremoto,
alle macerie che fumano quiete,
alla quiete di quando hai perso,
tutto. Sei chicco d’uva
di vigna grande,
sorriso
che abbandona adagio adagio,
ti tengo
sul palmo della mano
con delicata forza,
ti sostengo fino al cielo,
fino a casa.


Livia Chandra Candiani – Ci provo a portarti in me

tratto da “La bambina pugile”, Einaudi 2014

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breath = miss me.

Seduta sulla tua poltrona
respiro dove manchi
così non sento più la primavera del tuo sorriso
e trattengo il fiato per arrestare
in quel briciolo di pelle il tuo ultimo odore
mi sfugge perché questo tempo non ha più la tua voce.
Mi scaldo dentro la tua vestaglia
nello sfiorare le corde di una chitarra che non suona più
e somiglio a te per i silenzi di cristallo.
Ancora parliamo contemporaneamente
nelle notti fatte di sogni
così il mio cuore
anche oggi ha bisogno della tua approvazione.
È solo bisogno di nostalgia di te.


Lucia Ferrara

Il buio oltre la siepe

“Nel mio ricordo non esisteva un’epoca in cui non fossi capace di leggere gli inni.  Ora che ero costretta a pensarci, mi pareva che la lettura fosse una cosa venutami naturalmente, come l’abbottonarmi la tuta da operaio senza guardare, o fare il doppio nodo alle scarpe da un groviglio di lacci.

Fino al giorno in cui mi minacciarono di non lasciarmi più leggere, non seppi di amare la lettura: si ama, forse, il proprio respiro?”

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In lettura: “To kill a mockingbird”, letteralmente significa – uccidere un usignolo – scritto nel 1960 da Harper Lee, nata ad Alabama nel 1926. Siamo negli anni ’30 e l’autrice tratta la delicata questione del razzismo. In Italia è stato pubblicato da Feltrinelli con il titolo “Il buio oltre la siepe” che le valse il premio Pulitzer dello stesso anno di uscita del libro ed ebbe un successo strepitoso.

 

pensieri last minute.

 

Ultimo treno. Ore 19.25.

Salgo sul vagone. Gente ammassata che rumoreggia e parla senza freni, bambini capricciosi e odore di cibo. Passo al vagone successivo e decido di sedermi. Crollo sul sedile e mi guardo attorno come se cercassi qualcosa. Il treno parte e tiro fuori il mio compagno di viaggio – Anna Karénina di Tolstoj. Mi accorgo di non aver messo il segno e comincio a sfogliarlo nervosamente. Decido di rimetterlo via, non è il momento di leggere. La stanchezza ha avuto la meglio.

Ho le cuffie alle orecchie e sulle note di de Andrè, la ragazza di fronte inizia a gesticolare e mi chiede dove vada questo treno. Scopre di essere salita sul treno sbagliato e mi sorride dicendo che “c’è sempre una prima volta anche per sbagliare treno”. La seguo con gli occhi mentre scende alla stazione più vicina e dal finestrino accenna un saluto timido. Chissà qual’è la sua destinazione e chissà chi l’attende. Non lo saprò mai ma in fondo non ha importanza.

Così rimango seduta e ritorno ai miei pensieri ingarbugliati. Mi sale una strana voglia di salire sul treno sbagliato e di non tornare indietro. Per provare l’ebbrezza di un treno preso ad occhi chiusi, a brucio. Senza una meta precisa nè un avviso. Solo io, i miei viaggi mentali e le mie paure. Mentre navigo tra i miei pensieri, mi accorgo che manca una fermata e poi mi tocca scendere. Nel mio caso nessuno sbaglio. Tutto routine, solita gente e i pochi metri che mi separano dal portone di casa. Salgo le scale di corsa. Saluto velocemente i miei e mi chiudo le porte alle spalle. Mi siedo sul letto e fisso i piedi per terra.

Li tengo ben saldi a terra. Quella terra dove vivo e respiro dilemmi e malinconia, ma sogno il cielo azzurro d’estate e mangio frantumi di nuvole.

Così sprofondo nel sonno tanto agognato e allento la presa dei miei pensieri come fossero fili di palloncini che accarezzano il cielo verso l’infinito.

Marela.

La grande bellezza.

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Finisce sempre così. Con la morte. Prima, però, c’è stata la vita, nascosta sotto il bla bla bla bla bla. È tutto sedimentato sotto il chiacchiericcio e il rumore. Il silenzio e il sentimento. L’emozione e la paura. Gli sparuti incostanti sprazzi di bellezza. E poi lo squallore disgraziato e l’uomo miserabile. Tutto sepolto dalla coperta dell’imbarazzo dello stare al mondo. Bla. Bla. Bla. Bla. Altrove, c’è l’altrove. Io non mi occupo dell’altrove. Dunque, che questo romanzo abbia inizio. In fondo, è solo un trucco. Sì, è solo un trucco.

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Uno dei film più belli mai visti. Un capolavoro di Sorrentino. Un film profondo, intenso, che fa riflettere sulla bellezza, sull’amore, sulla città di Roma e le sue mille sfaccettature, sulla tanto acclamata mondanità che tutti vogliono esibire a tutti i costi e fa capire come in realtà essa sia semplicemente una corazza sotto la quale le persone celano le loro vulnerabilità, fragilità ed emozioni più profonde e intime. Ritengo che il premio Oscar che gli è stato conferito nel 2014 sia un modo esplicito di dichiarare quanto il film sia riuscito in tutte le sue sfumature. Se non l’avete ancora visto, fatelo. Fatevi un bene, un regalo 🙂

– fuga in stazione

Stiamocene un po’ in cucina assieme

l’aria è dolce di bianco cherosene;

un coltello tagliente e una pagnotta…

Se vuoi prepara ben bene il fornello;

altrimenti raduna e intreccia corde:

prima dell’alba fa’ una grande sporta:

fuggiamo a una stazione, ad un binario

dove nessuno ci possa trovare.


Osip Mandel’štam – Raccolta di poesie “Ottanta poesie”

Einaudi, 2009

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Siamo nuvole
i nomi complicano la tessitura
ma siamo nuvole,
notturne mattiniere
dipende,
oltraggiose spaurite
candide sprezzanti,
cavalieri e cavalcature
bastimenti e animali
siamo pronte
a dissolverci con fierezza
in quel tutto pacatissimo
del cielo ultimo
che ci affida il mondo.
Siamo nuvole
cambiamo vita di frequente
lì, sopra il disordine della realtà
il fondo
sereno delle cose,
la pioggia
la sete.


Chandra Livia Candiani – Raccolta di poesie “Fatti vivo” ©

Einaudi, 2017