vulnerabile.

vulnerabile.

Giovedì, 12 maggio.

Sono coricata sul letto, fisso il soffitto e penso. Poggio la testa al cuscino e mi sale la voglia di scrivere qualche riga. Penso alla mia vita in questo momento, a chi ho attorno e a chi manca, a chi c’era ma è come se non ci fosse mai stato e a chi ha deciso di non esserci più. Per una volta nella mia vita decido di fare i conti con le assenze e le presenze. Per un istante, un brivido mi percorre la schiena e nelle vene sento scorrere emozioni e sorrisi, piazzati ormai nella scatola delle vecchie foto coperte di polvere. Di fronte a questo foglio bianco, denudo la mia anima e mi ritrovo sola con le mie paure, i miei fantasmi e le mie ferite. Inizio a contare sulle dita di una mano, segnando sulla carta, calcando forte, i miei punti fermi, quelle persone che ci sono nonostante le tempeste, i pianti e la mia perenne dose sballata di ormoni. Quei nomi nero su bianco. Le mie certezze. E io. Diversa, non più la stessa. Senza più macigni sul cuore. Sono diventata allergica alle prese in giro, ai sentimenti maneggiati senza cura, senza guanti, gettati ai bordi delle strade e all’amore usato e mai rimborsato. Sono diventata vulnerabile all’insensibilità della gente, alla malizia negli occhi di chi guarda e alla pochezza che ci circonda. Apro il cassetto vicino al letto e metto dentro il foglio,  i pensieri e il cuore. Lo voglio proteggere. Da mani indiscrete e ruvide. Per sempre.

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